Quando dei candidati sindaci s’incontrano per parlare di scuola, ci si aspetta che la discussione ruoti esclusivamente intorno a dati e statistiche. Ieri pomeriggio, nella sala congressi della sede centrale d’Intesa San Paolo, invece, il pubblico presente al dibattito “Quale scuola per Torino?”, organizzato dalla Fondazione Giovanni Agnelli, è stato riportato tra i banchi di scuola. I candidati presenti, infatti, hanno affrontato il tema a partire dalle loro esperienze come studenti, avvenute in epoche storiche molto distanti tra loro: dall’infanzia di Osvaldo Napoli figlio di emigrati del Sud, alla scuola americana di Appendino, dal fiocco blu di Fassino quando andava all’asilo, ai blocchetti di ferro che Airaudo ha imparato a lavorare quando frequentava l’istituto per periti elettrotecnici, fino agli anni bolognesi da i barnabiti di Morano.

 

Esperienze diametralmente opposte che, ancora una volta, evidenziano le diverse provenienze dei principali candidati a sindaco, e che, contemporaneamente, hanno aiutato a distendere il clima di un primo faccia a faccia che alla vigilia si preannunciava più teso.

 

“All’asilo ci siamo stati tutti”, ha ironizzato Airaudo, quando è toccato a lui parlare del suo percorso di studi, subito dopo gli interventi dei pluri-diplomati Appendino e Morano: bocconiana lei, notaio lui. Anche Fassino ha una laurea, “ovviamente in Scienze Politiche”, ma dal periodo universitario in avanti, più che altro, si è occupato di gestione della cosa pubblica. È lui che più di tutti, nel valutare il sistema educativo torinese, si è rifatto ai dati e alle statistiche che tutti si aspettavano in sala dopo l’introduzione al dibattito in cui erano stati presentati i numeri degli studenti delle scuole primarie e secondarie della città: 105.579 nella sola Torino, 277.070 in tutta l’area metropolitana.

 

“Torino è la città italiana con il maggior numero di nidi e maggior possibilità di accedere agli asili, 918 servizi su 46000 bambini in quella fascia. Una città record da questo punto di vista: se la media nazionale di copertura del servizio è all’11% e quella del Nord al 19%, qui superiamo il 33%, addirittura sopra i livelli indicati dalla Piattaforma di Lisbona. Una dichiarazione a cui è difficile controbattere che pone il capoluogo piemontese a “livelli scandinavi”. Livelli che vengono mantenuti anche in tema di integrazione, il secondo grande argomento dell’incontro. In una recente ricerca del Consiglio d’Europa, infatti, Torino è quinta per livello di integrazione: superata solo da Oslo, Copenaghen, Zurigo e Amburgo.

“Ci sono 153.000 stranieri, non possiamo vederli come estranei. Se non prendessimo in considerazione gli anziani che rappresentano il 25% dei cittadini e che sono quasi tutti di nazionalità italiana, vedremmo come l’incidenza demografica di chi viene da fuori sia ancor più maggiore” (ndr. “Il 38% dei bambini della scuola infanzia ha origini straniere”, precisa sempre Fassino). “L’evoluzione va indubbiamente verso l’integrazione” ha detto Morano, spiazzando un po’ rispetto alla linea mantenuta solitamente dal suo partito, la Lega Nord. E se Appendino ha vissuto esperienze internazionali e parla non solo di integrazione ma anche di inclusione, ha colpito la testimonianza di Napoli su quando gli immigrati, a Torino, venivano dal Sud. “I miei genitori sono arrivati nel 1940. Vivevo nella zona di Corso Giulio Cesare quando quello era la fine della città e ricordo che quando il preside leggeva il mio nome all’appello d’ingresso tutti si giravano a guardare chi fosse Napoli Osvaldo”.

E dopo aver concluso la discussione con un giro di interventi molto simili tra loro sulla tematica dell’edilizia scolastica (manutenzione e sicurezza sono le basi per tutti i candidati, con particolare attenzione all’innovazione per Fassino e alla valorizzazione delle proposte dei professionisti del territorio per Appendino), si è concluso ancora sui banchi di scuola con la tipica domanda: quale era la vostra materia preferita? In quale andavate male?

Qui la candidata Cinque Stelle ricorda la sua passione per la matematica e la filosofia e la difficoltà nell’appassionarsi al latino, materia preferita di Morano che, però, come Napoli odiava la chimica (“non c’è chimica nel centrodestra” è la battuta con cui Carlo De Blasio, caporedattore della RAI piemontese e moderatore dell’incontro, evidenzia l’unica somiglianza tra i candidati di quell’area). E se per Airaudo, invece, la passione era la storia (“ho preso la maturità perché la mia prof di storia e italiano mi è venuta a prendere a casa”) Fassino confessa di essere sempre stato un disastro dal punto di vista artistico: “non ho mai avuto la mano: per fortuna che per disegnare il futuro di una città ci vuole la testa”.

 

 

Eugenio Damasio e Simona Raimondo