Torino2.016 nacque due mesi fa con l’obbiettivo principale di coprire non solo tutto ciò che avesse a che fare con le elezioni amministrative del capoluogo piemontese ma anche, a differenze della stampa “ufficiale”, tutto ciò che avesse a che fare con chi troppo spesso non trova spazio sui media tradizionali, i cosiddetti “Altri”.

Una lunga campagna elettorale con 17 candidati complessivi di cui soltanto due, come ben sappiamo (e come si poteva ben intuire sin dal principio), prenderanno parte al ballottaggio. In questi giorni che precederanno il secondo turno, quindi, tutta la nostra attenzione si focalizzerà sullo scontro PD-M5S ma, almeno in questa sede, proviamo a tirare le somme delle varie esperienze elettorali andando a vedere come tutti gli altri contendenti hanno reagito ai risultati di domenica. Posizioni tra loro contrastanti che, però, se contestualizzate rispetto all’impegno elettorale che sceglierà definitivamente il sindaco di Torino, potrebbero risultare decisive per il futuro della città.

Partendo da Guglielmo Del Pero di SiAmo Torino, ultimo classificato nella competizione elettorale, e arrivando ad Alberto Morano, Lega Nord, primo tra gli esclusi, proveremo a tracciare un bilancio generale delle campagne e di come, a partire da questi giorni, si comporteranno gli elettori che al primo turno non hanno dato la propria preferenza a Fassino o ad Appendino.

Guglielmo Del Pero, 0,11%-433 voti:

SiAmo Torino si è posta per tutta la campagna elettorale come una lista che chiedeva un enorme rinnovamento puntando molto sulla comunicazione online e sulla interazione social (su Twitter, di sicuro, sono stati protagonisti indiscussi). Seguendo in gran parte la campagna online, quindi, nessuno della nostra redazione si sarebbe potuto immaginare una tale debacle: ultimo posto e meno di cinquecento preferenze raggiunte. Gli attivisti, però, non si scoraggiano rilanciando al secondo turno con una chiara intenzione di voto e un saluto personale agli elettori che, nonostante tutto, hanno creduto in loro .

Lorenzo Varaldo: 0,15%-584 voti:

Dalla Lista Abrogazione non sono pervenute comunicazioni online ufficiali. Per Varaldo si può solo segnalare questo documento in cui, oltre a dare idea di quali fossero le idee generali della lista, venivano fornite alcune indicazioni programmatiche a ciò che sarebbe dovuto succedere dal 6 giugno in avanti .

 

Alessio Ariotto, 0,16%-615 voti:

Il candidato più travagliato dell’intera campagna non fornisce posizioni personali rispetto al voto di domenica lasciando spazio invece a una riflessione generale del Partito dei Lavoratori che potete trovare qua. Nota di merito e curiosità per questa forza politica   l’esclusione dal ballottaggio per il  comune di Portofino per un solo voto (!!!).

Roberto Usseglio Viretta, 0,18%-690 voti:

I toni, come sempre, sono quelli aggressivi e provocatorii che abbiamo imparato a conoscere durante la campagna del cittadino di Giaveno. Qui il commento al voto in cui, in un solo colpo, si attacca “il malcostume della città, la volontà dei torinesi al mantenimento della feccia dei centri sociali e dei campi ROM (scritto in maiuscolo)”. Forza Nuova Torino, il suo partito, rilancia anche l’analisi elettorale del loro leader, Stefano Fiore, di cui vorremmo sottolineare il punto più “toccante”:

«Certo, il vento dell’ est in Italia non soffia ancora e la protesta resta bloccata dai 5 Stelle (ha ragione Grillo…), ma Forza Nuova può contare su una forte e capillare presenza militante e su una concretezza di metodi, penso soprattutto a Solidarietà Nazionale e alle passeggiate per la sicurezza, che non scoraggiano affatto. Del resto, come diceva uno slogan di qualche anno fa, la Rivoluzione non può essere bloccata, ma le si può solo far perdere tempo.»

Non ci mancheranno.

Pier Luigi Devoti, 0,23-915 voti:

Solita moderazione per la Lista la Piazza e, addirittura, felicità per essere riusciti ad eleggere un consigliere nella circoscrizione 2. Se, poi, non vengono date comunicazioni rispetto all’analisi del voto da segnalare una piccola polemica (probabilmente legata a motivi personali) con un elettore di Torino in Comune.

Anna Battista, 0,25-980 voti:

«Cosa si può pretendere in una società dove c’è chi si lamenta e non va a votare, chi parla di “rivoluzione ” ed è l’ultimo della fila, chi dà il voto al nulla! Torino ha ciò che si merita! Il LAVORO onesto non è apprezzato e riconosciuto da chi ha paura del cambiamento e preferisce essere vittima! Noi ci siamo e ci saremo per chi ha coraggio, per chi non si vuole arrendere e per chi crede nella meritocrazia! A testa alta NOI possiamo continuare a dire… BASTA!»

C’è bisogno di aggiungere qualcosa?

Mario Cornelio Levi, 0,34%-1337 voti:

Dopo una lunga analisi lo abbiamo eletto “Il post più bello del post-voto”:

9Una foto che fa trasparire tutta l’umiltà di un candidato umanissimo e che, semplicemente, afferma: “non è andata—–pazienza”.

Come Italia dei Valori sopporteranno Fassino al ballottaggio.

Vitantonio “Vito” Colucci, 0,53%-2032 voti:

Il Popolo della famiglia, compatto sulla Rete, di base non si scosta dalle lunghe (a tratti interminabili) note del loro leader assoluto, Mario Adinolfi. In uno di queste riflessioni, quella condivisa da Colucci,  Adinolfi arriva addirittura a dire. «Alle prime uscite si prende un consenso limitato. Se si insiste su un’idea forte e si ha capacità organizzativa, il consenso cresce. Il M5S concorreva a Roma alle amministrative 2011 e si fermò al 2 per cento. Nel 2013 contò di raggiungere il ballottaggio e fallì. Oggi ha il consenso al primo turno del 36% dei romani.» Potrebbe quindi una lista primitivista e di estrema destra essere il futuro Leicester della politica italiana? Solo il tempo saprà rispondere.

Marco Racca, 0,54%-2082 voti:

Il leit motiv della strategia comunicativa delle liste dell’estrema destra pare essere sempre la stessa: all’attacco, sempre e comunque.  Partendo da questo in avanti si susseguono post sempre più rabbiosi: «Continuerò la mia battaglia senza poltrona gridando ME NE FREGO e continuando a combattere per l’Italia» o anche «Chiunque vincerà il ballottaggio non avrà vita facile». Contro tutto e tutti tirando le somme di una sfida elettorale in cui, nonostante tutto, Racca vede dei lati positivi: «Per noi questa era una sfida, e devo dire che avere un torinese ogni trecentosessanta all’incirca che ha votato questo cuore e questa passione è un grande stimolo!»

Marco Rizzo, 0,86%- 3323 voti:

Costruire il PC usando le elezioni è il concetto ideologico di base delle esternazioni post-voto. Da qui, e da subito, un attacco diretto al referendum costituzionale di ottobre e l’analisi  positiva del risultato nelle grandi città. Rispetto a ballottaggio la dichiarazione è questa, e appare molto molto chiara: «Non ci interessa il falso dilemma tra Fassino e la Appendino: ambedue rappresentano, in maniera diversa, gli interessi di industriali, banchieri e speculatori che da decenni tengono in pugno questa città; ambedue si propongono di gestire e salvaguardare gli schemi e le regole del capitalismo nella sua fase monopolista; e, in definitiva, ambedue hanno alle spalle una cultura politica che non è la nostra.»

Gianluca Noccetti, 1,37%-5251 voti:

Noi di Torino2016 ne avevamo parlato solo incidentalmente rispetto alle liste fasulle che hanno segnato l’inizio della campagna elettorale. Lui, dopo un appello al voto fatto in riva al mare, ha risposto con un risultato che ha dello stupefacente: la prima coalizione sopra all’uno per cento e solo 9000 voti di svantaggio sul navigatissimo Airaudo. Se esistesse il premio “Fantasma dell’Opera elettorale” lo vincerebbe a mani bassissime.

Giorgio Airaudo, 3,7%-14166 voti:

Per quello che, probabilmente, più di tutti ha disatteso le aspettative i giorni successivi al voto sono stati quantomeno complicati. 48 ore di silenzio sui social in cui la discussione impazzava senza però toccare i canali ufficiali del candidato o di Torino in Comune. Nella sera del 7 giugno, infine, dopo una discussione di diverse ore sul da farsi arriva finalmente un comunicato ufficiale, questo. Delusione generalizzata accompagnata dalla voglia di ricostruire una sinistra sempre più ininfluente nel panorama politico italiano. Per quanto riguarda il ballottaggio (e di questo parleremo meglio nei prossimi giorni quando analizzeremo i flussi dei voti espressi al primo turno), poi, l’indicazione è precisa: «Siamo disponibili per una discussione pubblica sulle nostre proposte con entrambi gli schieramenti, ma non diamo indicazioni di voto per il ballottaggio e non faremo accordi o apparentamenti.»

Roberto Rosso, 5,05%-19334 voti:

Il commento a caldo è amareggiato, quello a freddo invece va a ragionare sulla segmentazione e la non volontà di voto di nessuno dei due candidati al ballottaggio.

Una amarezza ufficiale per chi, investendo tanto,  riempie la città da almeno tre tornate elettorali che si scontra, invece, con i commenti “antisistema” degli elettori che, almeno sui social, paiono tutti  vertere per appoggiare la candidata 5 Stelle al secondo turno.

Osvaldo Napoli, 5,31-20349:

Ha pagato tutto di tasca sua: questa la prima cosa da sapere dopo il voto per un candidato sfortunato sin dal principio ma che, immancabilmente, lascia la competizione con uno dei peggiori risultati di sempre del suo Partito. E se il comunicato ufficiale di FI Piemonte dice cose come «A nessuno sarà sfuggito che perdono voti, rispetto alle precedenti consultazioni amministrative, tutti i nostri partiti. Penso che sia necessario superare le divisioni sulla leadership e giocare invece una partita per ricostruire una alternativa credibile e competitiva alle sinistre» e lui stesso, in questa la intervista a Cronaca Qui tira con moderazione le somme dell’avventura elettorale, interessante come, di base, si apra a un “liberi tutti” in cui i supporter di Forza Italia avranno la possibilità di scegliere in totale autonomia il 19 giugno.

Alberto Morano, 8,39%-32103 voti:

Per analizzare il voto, Morano fa una scelta molto social impostando (un po’ come ha fatto anche Renzi) Una lunga Nota su Facebook. La parte centrale del suo discorso è anche quella che, un domani, sarà fondamentale per provare a capire chi, effettivamente sarà il favorito per diventare il sindaco della città. «I partiti del centrodestra storico escono ridimensionati da questa tornata.I Torinesi hanno parlato: oggi la scelta è astenersi, votare per la solita sinistra di potere che da trent’anni frena lo sviluppo di Torino, oppure votare per una sinistra più ideologica, fondata sull’invidia sociale e senza cultura di governo.»