In attesa del verdetto finale del 5giugno, i candidati cominciano a fare un bilancio sulla propria campagna elettorale: cosa è andato bene, cosa poteva andare meglio, come ha risposta la città ai loro programmi.

Tra gli aspiranti sindaco, Alberto Morano, candidato di Lega Nord e Fratelli d’Italia, è tra quelli soddisfatti della propria campagna. Soprattutto, del rapporto e del dialogo che si è creato in questi mesi con i cittadini. Noi di Torino 2.016 lo abbiamo incontrato ieri, 26 maggio, e ci siamo fatti raccontare le sue considerazioni finali.

Trattandosi della sua prima esperienza politica, come ha vissuto il percorso che potrebbe portarla a diventare il primo cittadino di Torino?

E’ stato sicuramente un percorso faticoso. Mi sono accorto che le esigenze della politica sono differenti da quelle aziendali: la politica è molto più complessa perché gli obiettivi sono più sfumati. E’ tutto un percorso in divenire, le variabili sono tante, tra cui quella umana è forse la più importante. Mettere insieme le persone è difficile.

Quali sono gli aspetti della campagna elettorale che l’hanno colpita positivamente?

La cosa più bella è il contatto con la gente, incontrarla per strada. Il dialogo con i cittadini ed il loro entusiasmo.

Dal dialogo con i cittadini, quali sono i principali problemi che ha riscontrato?

Sicurezza, sicurezza, sicurezza.

Se diventasse sindaco, quali i provvedimenti che prenderebbe in merito?

Purtroppo non ho la bacchetta magica! Nel concreto, vigili di quartiere, dar loro copertura assicurativa per assicurarne l’effettiva presenza. Ci sono poi situazioni di illegalità che lo Stato potrebbe facilmente contrastare: mercati e venditori abusivi, campi nomadi, ex Moi.

Quali sono le sue aspettative?

Non mi pongo limiti. Mi aspetto un buon risultato e tutto ciò che potrebbe portare.

Se fosse lei a vincere le elezioni, quale sarebbe la sua prima azione da sindaco di Torino?

Rivedere tutti i contratti di appalto e fornitura del Comune: sono stati gestiti con troppe opacità e eccessivi sprechi. Non credo che tutelino l’interesse della comunità, ma l’interesse di pochi.

 

 

Giulia Viganò e Simona Raimondo