Una non-notizia che fa ancora scalpore

 

Chiara Appendino sarà sindaca di Torino per i prossimi cinque anni.

Una affermazione che sembra una non-notizia a una settimana dai ballottaggi ma che, semplicemente, appariva impossibile non più tardi di pochi mesi fa.

Il nostro progetto di seguire le elezioni, infatti, nasceva in una Torino del tutto diversa: era aprile, non si conoscevano ancora tutti i candidati (che sarebbero diventati 17 al primo turno) e Piero Fassino sembrava sicuro di essere rieletto. Quando si presentò ai suoi collaboratori, i volontari di Noi siamo Torino, noi eravamo già presenti all’evento e il clima non poteva essere dei migliori. Un rinfresco, sorrisi e pacche sulle spalle: «Puntiamo a prendere il 54% al primo turno» veniva dichiarato con nonchalance.

Due mesi dopo tutto è cambiato, o almeno, tutto quello che appariva in un certo modo è mutato drasticamente.

La vittoria di Appendino, però, non si è costruita su di un momento preciso e particolare, su di una svolta rivoluzionaria che dal giorno alla notte ha cambiato gli equilibri in campo. La più giovane sindaca della storia del capoluogo piemontese, infatti, ha vinto con un lavoro iniziato da lontano: tra i banchi del consiglio comunale e, soprattutto, nelle strade meno battute della città.

Seguendo la campagna giorno dopo giorno, evento dopo evento, intervista dopo intervista, infatti, quella certezza di risultato data per scontata dai vertici del PD si faceva via via più debole. Lavorando come reporter, soprattutto quando il dibattito scendeva in strada e nelle piazze, la “scelta Chiara” diventava sempre più forte.

Che i due sarebbero stati i principali contendenti della disputa elettorale era cosa assodata da tempo a causa di un centrodestra incapace di unificarsi e di rinnovare i propri contenuti; capire che la Appendino era qualcosa di più che una vittima sacrificale è diventato scontato dopo pochi giorni di impegno nella copertura della campagna.

Lo si vedeva nei visi di chi andava a vederla nelle piazze, nelle sue risposte decise e soprattutto nella paura crescente dei sostenitori di Fassino. Un sindaco uscente che ha portato avanti una campagna all’insegna delle precisione e della serietà dei contenuti, capace di enumerare le conquiste portate avanti dalla sua giunta ma, contemporaneamente, apparso sempre distante dagli elettori, dalle piazze e dalle periferie.

Se, infatti, il Partito Democratico non ha mai organizzato un grande evento pubblico al di fuori di un teatro, il dato più importante di questa tornata elettorale è stata proprio la sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei vertici tradizionali da parte dei residenti delle circoscrizioni più periferiche della città, le stesse che cinque anni fa gli avevano garantito una ampia vittoria al primo turno. Perché se i dati sull’astensione devono aprire a un dibattito generale sullo stato della politica a Torino e in tutto il Paese, è il vero e proprio ribaltone avuto in quelle zone ad aver consegnato la vittoria finale al Movimento 5 Stelle.

Noi abbiamo provato a raccontarvi tutto ciò, giorno per giorno, utilizzando mezzi nuovi e nuovi punti di vista. Oggi non possiamo che concludere questo lungo percorso augurando il meglio Chiara Appendino, una sindaca che più nuova di così non si può.

Adesso abbiamo una sindaca

“La campagna elettorale deve essere un momento di confronto ma soprattutto di ascolto”, questo lo slogan di Chiara Appendino per la sua lunga campagna elettorale, durata 7 mesi con l’exploit finale del ballottaggio. Una sorpresa per tutti la sua vittoria, da Fassino agli stessi elettori che l’hanno votata. Molti torinesi non conoscevano neppure il volto della candidata fino a prima di questa sfida elettorale. Il sindaco in carica partiva in pole position, con un nome di fama nazionale grazie alla sua lunga esperienza politica e a una gestione della Città tutto sommato attenta negli ultimi 5 anni.

Ma la sindaca si è subito distinta dai numerosi candidati in gara. Ha messo se stessa prima del Movimento a cui appartiene. Lo ha fatto esponendo le sue personali idee aldilà della linea partitica nazionale facendo emergere un tono critico nei confronti del comportamento dei colleghi parlamentari pentastellati durante le votazioni per la legge Cirinnà.

I calendari dei candidati sindaci si assomigliano tutti: incontrare i cittadini al mercato, gli anziani nei circoli, dibattiti sulle criticità della città e tutto quanto produca visibilità in primis. Appendino e Fassino non sono stati da meno, ciò che ha fatto la differenza è stata la naturalezza con cui la candidata meno “navigata”, meno esperta, si è confrontata con l’elettorato. Se lui è apparso certamente padrone della situazione, sapeva come muoversi, come individuare il bambino più carino per le foto di rito; lei si è fermata a chiacchierare anche aldilà dei flash perché nonostante le fatiche di un tour di force del genere ne era davvero entusiasta, come solo chi lo fa per la prima volta può essere.

Ora inizia la vera sfida per la neo-sindaca: non deludere. La prima a rimanerci male in caso non dovesse risultare all’altezza delle aspettative sarebbe proprio lei. Ha già annunciato che dedicherà molto tempo al confronto coi cittadini e che una volta al mese la giunta di riunirà in diretta Facebook, Appendino sembra non voler spezzare il legame stretto coi cittadini che ha cucito sapientemente in questi mesi e spesso proprio attraverso i social network, dove ancora una volta era lei a mettersi in gioco e non una squadra di tecnici come accadeva per il sindaco uscente.

Ha sulle sue spalle le speranze del Movimento No Tav, che ha festeggiato la sua elezione in piazza Castello, la notte del 19 giugno. In realtà è difficile che da sindaco della Città Metropolitana si possa fare qualcosa di significativo per arrestare la mastodontica opera, ma forse i resistenti si accontenteranno di ascolto e comprensione delle loro ragioni, che sarà poi compito della sindaca riportare al tavolo dell’ Osservatorio sulla Torino-Lione.

In un quadro socio-economico nazionale delicato come quello in cui ci troviamo, governare l’organo amministrativo più prossimo ai cittadini è un compito per nulla facile a cui Chiara Appendino si affaccia con la spontaneità e l’entusiasmo che l’hanno fin ora contraddistinta, sperando che sia un valore aggiunto e non l’unico asso nella manica.

Di analisi su queste elezioni se ne son fatte, e se ne faranno tante, magari troppe.

Eppure la notizia è una, ed è eloquente già da sola, senza fronzoli. Quasi otto torinesi su dieci, al ballottaggio, hanno votato per Chiara Appendino. Già, perché al ballottaggio ci si contendeva 104 mila voti, i voti di chi, al primo turno, aveva preferito gli altri candidati. Anche meno di 104 mila: l’affluenza rispetto al primo turno era diminuita quasi del 3%. Chiara Appendino al ballottaggio ha ottenuto 84 mila voti in più, Piero Fassino 8 mila.

Certo la neosindaca aveva già ottenuto l’endorsement del terzo arrivato, il leghista Alberto Morano, ma dinnanzi all’urna non sempre sono i consigli dei leader a guidar la mano degli elettori. Difatti a Fassino non sono andati i 20 mila voti di Osvaldo Napoli (Forza Italia), che nei giorni precedenti aveva dichiarato che “avrebbe preferito farsi operare da un chirurgo esperto, e non da un giovane medico”. Invece nella notte tra il 19 e 20 giugno a Palazzo di Città c’era Chiara Appendino, e vi rimarrà per altri cinque anni.

Per l’Italia intera, e soprattutto per il PD di Matteo Renzi, il voto di Torino è stato quasi sorprendente. Eppure chi aveva respirato l’atmosfera del primo giugno a Torino, non può dichiararsi del tutto stupito. Durante la visita del premier Renzi, Torino era una città blindata, dove il dissenso veniva spinto ai margini. Così facendo quel dissenso si coagulava in un cerchio definito e rimaneva lì, in attesa di essere ascoltato. Non si tratta di una metafora: le periferie hanno concretamente cinto d’assedio l’agorà di Fassino posta al centro della città e si sono schierate con Chiara Appendino.

 

E’ peculiare che una bocconiana, che lavorava nell’azienda del padre imprenditore, sposata con un altro imprenditore, sia riuscita ad incarnare il disagio delle periferie, ma a conti fatti, c’è riuscita, e molto meglio di Fassino. E’ stato un successo, e a spiegare come lo ha ottenuto è stato uno dei “coach” della Appendino, Xavier Bellanca, membro del suo staff, che alla Stampa ha detto:

“Chiara non ha attaccato Fassino, se non per motivi più che fondati e sempre con un approccio costruttivo.”

Da non scambiare con il solito catenaccio, quando è stato, invece, un gioco ragionato:

“La strategia c’è, eccome, e c’è anche lo storytelling, la capacità di costruire una narrazione che seduca e in cui si riconoscano migliaia di elettori.”

Così Chiara Appendino ha dribblato Fassino e si è diretta verso Palazzo di Città. Se sarà lei a vincere la partita di Torino, lo scopriremo tra 5 anni.

I numeri del primo turno e del ballottaggio

 

«Il M5s ha vinto con i voti del centrodestra»

 

Fassino ha commentato così la vittoria della sua Giovanna d’Arco, aggiungendo un rapido calcolo « unendo i voti dei 5 stelle a quelli dei 5 stelle si raggiunge quel risultato. Il centrodestra ha votato in blocco». E in effetti i numeri non sbagliano. Ma chi, tra i candidati scartati al primo turno, si è schierato pubblicamente?

Morano, candidato della Lega Nord, per primo non ha mai tenuto nascosta la sua contrarietà a Fassino, accompagnato dal fatto che Borghezio e lo stesso Salvini subito dopo il ballottaggio si pronunciarono a favore del binomio al femminile Raggi-Appendino.

Anche Roberto Rosso ha spostato i suoi voti sulla grillina sabauda. Dichiaratosi sempre “contro il Sistema Torino” esorta i suoi elettori a “Votare il male minore”.

Marco Racca, candidato di Casapound si dichiara soddisfatto del risultato del ballottaggio, dichiarando pubblicamente la tendenza di voto del suo partito.

Soddisfatto anche Guglielmo del Pero, supportato dalla lista SiAmo Torino, che si dall’inizio si è promosso contro il candidato PD Piero Fassino e il vecchio Sistema politico

Osvaldo Napoli parla alle coscienze degli elettori senza dichiarare la sua preferenza. Incoraggia piuttosto ad un voto consapevole in base ai programmi presentati.

Ad esporsi invece a favore del sindaco uscente Fassino e quindi a supportarlo in vista del ballottaggio troviamo il candidato Mario Cornelio Levi, per l’Italia dei Valori.

Fassino aveva ragione.

Che sia per noia, per protesta, o per cambiamento, Chiara Appendino ce l’ha fatta soprattutto grazie ai voti della destra e del centrodestra.

Le resta solo non deludere la fiducia che, in lei, Torino ha riposto.

 

Un ballottaggio Social

 

Google Trends sulle ricerche dal motore di ricerca  dei termini “Chiara Appendino” e “Piero Fassino”

 

Ricerche regione per regione

 

Analisi hashtag Appendino

 

P.S.: Cosa sono reach e impressionsReach è il numero di account che hanno avuto la possibilità di vedere un certo oggetto (è comparso nell’homepage) mentre impressions  è il numero potenziale di diffusione del messaggio. Un esempio? Se con il nostro account da 1.000 followers scrivessimo 2 tweet, il numero di impression sarebbe la moltiplicazione di 2 per il numero dei followers ossia 2.000. Se venissimo poi retweettati da un account con 5.000 followers, il numero di impression salirebbe a 2.500.

 

 

I collegamenti tra gli hashtag dei candidati

adf

hashtags data by hashtagify.me

Che fine ha fatto Fassino?

La goliardia del web a seguito del risultato delle elezioni

 

1

Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifissomorì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte.

Il profeta Fassino non ce l’ha fatta a risuscitare e a prendere nuovamente in mano le redini della sua città ed ora il web si diverte con lui e con la sua provocazione di meno di un anno fa all’attuale sindaca di Torino:

Una cosiddetta gufata che Fassino si è Chiaramente lanciato addosso da solo, ed ora Facebook lo deride: moltissime pagine nate proprio per l’occasione e altre invece a postare foto di ironiche profezie.

Eccone qualche esempio, tutti post presi da diverse pagine:

Questa l’immagine copertina della pagina Facebook Fassino il Profeta 

2

Una delle tante immagini della pagina I Marò e altre creature leggendarie, non solo riferimenti biblici ma anche a film, videogiochi e sport, insomma chi più ne ha più ne metta, la fantasia non è mai troppa e se volete anche voi farvi due risate scorretevi tutte le immagini della pagina inserite nell’album The Dark profezie of Fassino.

3

Sulla pagina Se lo dice Fassino nell’Album senza titolo della pagina.

E per finire la pagina Le lungimiranti profezie di Fassino con circa un centinaio di foto simili postate sul diario della pagina.

5

Una batosta bella grossa per il sindaco uscente di Torino che ora si ritrova ad essere lo zimbello del web, ma c’è da dire anche che se l’è chiamata e ora ne sta pagando le conseguenze. E pure Renzi era convinto tanto che all’incontro del 30 maggio al Teatro Alfieri disse appunto “Fassino sindaco di Torino”.

Hanno collaborato a questo articolo Eugenio Damasio, Luca Magrone, Carolina Orlandi, Grazia Tomassetti, Simone Cartini, Marco Bonadonna e Remo Gilli