Nelle ultime settimane sono successe un sacco di cose importanti: abbiamo festeggiato il trentennale della prima connessione ad Internet del nostro paese, quasi tutti i candidati delle elezioni amministrative di Torino hanno presentato le loro liste a supporto (e c’è chi con le liste ha fatto un po’ di pasticci) ma, sopratutto, il Leicester City ha vinto la prima Premier League della sua storia.

Anche chi non ha mai seguito il calcio si è appassionato alla vicenda delle Foxes: una squadra che solo due anni fa militava in Championship (la serie B) e che nella sua storia si era piazzata al massimo al secondo posto nel lontano 1928/29, una squadra che all’inizio del campionato era data 5000 a 1 e il cui miglior marcatore sino a pochi anni fa giocava in quinta divisione e lavorava in fabbrica, ha vinto con due giornate d’anticipo il campionato più ricco e prestigioso del mondo.

Una incredibile impresa sportiva diventata prestissimo metafora della epica lotta tra Davide e Golia, esempio vivente in cui i deboli riescono a primeggiare sui forti. Tutti si sono congratulati dell’impresa e tutti, a modo loro, l’hanno fatta propria. A Roma, ad esempio, quasi tutti i candidati alle amministrative hanno elogiato l’operato di Claudio Ranieri, nato a Testaccio. La Sinistra si è ricompattata come mai nella storia recente del paese e Matteo Renzi ha addirittura proposto una onorificenza speciale per l’allenatore dei campioni d’Inghilterra.

Volendo trasportare ciò alle elezioni di Torino, dovremmo provare a pensare a candidati come Roberto Usseglio di Forza Nuova o Alessio Ariotto del Partito Comunista dei Lavoratori (lo inseriamo lo stesso nel paragone nonostante la fallita candidatura), che spesso non compaiono neanche nei sondaggi e appartengono a schieramenti intorno all’1%, in una marcia trionfale durante l’ultimo mese di campagna elettorale trovandosi il 5 giugno ad essere sindaci della città. Un’eventualità difficilmente pronosticabile anche se, almeno dal punto di vista statistico, comunque più probabile di quella che ha portato le Foxes a vincere il campionato. Mai nella storia della politica democratica, infatti, è esistito un partito che partendo dallo 0,02% nei sondaggi (circa 1400 preferenze se tutti gli aventi diritto votassero) riuscisse poi a trionfare alle urne. Alcuni schieramenti nati da basi fragilissime, però, sovvertendo ogni pronostico, si sono trovati nel giro di brevissimo tempo ad ottenere la maggioranza, vincendo le competizioni elettorali.

Vi proponiamo qui tre esempi che, tra loro, nulla c’entrano per provenienza o dimensione ma che, sicuramente, sono state sorprese elettorali davvero impronosticabili.

Marco Doria, Attuale sindaco di Genova.

Professore di Storia dell’Economia all’Università del capoluogo ligure, Doria è uno dei sindaci del cosiddetto “Movimento Arancione”. Proposto da un ristrettissimo gruppo di personalità della cultura e della sinistra storica genovese, tra cui Don Gallo,  alla sua prima uscita pubblica venne presentato davanti a sì e no 200 persone. Supportato da un grande entusiasmo della cittadinanza attiva andò prima a vincere le primarie del centro sinistra sconfiggendo sia la sindaca uscente Marta Vincenzi che l’attuale ministro della Difesa Roberta Pinotti e, successivamente, la poltrona di sindaco vincendo al secondo turno contro Enrico Musso, esponente di spicco del centrodestra ligure in molte delle ultime elezioni.

Barack Obama, Ha bisogno di presentazioni?

A soli 46 anni Barack Obama, spinto dalla stampa internazionale, si candidava alle primarie del Partito Democratico. Soli tre anni prima era entrato in Congresso come rappresentante dell’Illinois e, in brevissimo tempo, accerchiandosi di validissimi collaboratori, divenne una delle facce più riconoscibili della politica di Washington (a soli quattro mesi dal suo arrivo il TIME scrisse addirittura quest’articolo. Lo scoglio apparentemente insormontabile di Hillary Clinton (che ancora oggi appare “abbastanza” influente nella politica americana) fu superato dal primo presidente afro-americano della storia sfruttando l’entusiasmo di una delle campagne più emozionanti di sempre. Dopo aver vinto a sorpresa il caucus dell’Iowa e aver pronunciato questo discorso, il momentum costruito intorno alla sua candidatura divenne marcia trionfale. Alle presidenziali del 2008 superò McCain per quasi 10 milioni di voti. Il resto è storia.

Adolf Hitler, Il protagonista di Lui è tornato

Quando ci siamo trovati a scrivere questo pezzo e a cercare storie di incredibili legittimazioni popolari avvenute tramite voto democratico, purtroppo, non abbiamo che potuto scontrarci con quella che, forse, fu una delle più incredibili e, ancora oggi, incomprensibili ascese che un singolo partito abbia mai avuto nella storia umana. Dopo un “colpo di Stato” partito da una birreria, una incarcerazione e una prima apparizione elettorale autonoma che portò solamente il 2,6% dei voti disponibili, l’ascesa di Hitler fu irrefrenabile. Spinto dalle ali dello sconforto generate dalla Grande Depressione e dalla mostruosa inflazione di inizio anni ’30, in soli cinque anni un partito a cui nessuno aveva mai davvero dato attenzione si trovò ad avere la maggioranza assoluta al Reichstag prendendo in brevissimo tempo il potere in modo totalitario. Da poche settimane al cinema e su Netflix è uscito “Lui è tornato”: una delle risposte possibili a una ascesa tanto folgorante. Hitler ricompare dal nulla nel centro della odierna Berlino. Tutti lo credono un attore ma quello che dice buca lo schermo fino a far appassionare i tedeschi.

La retorica vince ancora una volta sulla responsabilità democratica: una lezione da tenere bene a mente quando, a giugno, ci troveremo a votare il sindaco di questa città. 

Eugenio Damasio