Il 28 aprile 2016, alle nove di sera, al Sermig di Torino c’è una raccolta firme, una trentina di persone attendono all’ingresso che qualcosa cominci. I banchi carichi di volantini e spille, i manifesti colorati della lista “La Piazza” e il motto “Cittadini per i Cittadini” riempiono lo spazio circostante. A quasi un mese dalle elezioni, sembra di stare per assistere al classico comitato di presentazione del candidato di lista.

Invece no.

Al Sermig di Torino oggi si parla di Beni Comuni, della città stessa come bene comune, di partecipazione come diritto e dovere per far funzionare le cose. Non c’è spazio per la politica dei politicanti e ne viene lasciato molto al confronto reale, ai cittadini che vogliano porre domande e sentirsi dare risposte concrete. I primi dieci minuti sono utilizzati dal candidato sindacoPier Carlo Devoti per presentare “La Piazza”, lista civica nata cinque anni or sono in Circoscrizione 2 Santa Rita-Mirafiori Nord, per poi dare subito la parola ai due relatori dell’incontro: Mariangela Rosolen, Comitato Acqua Pubblica Torino e Fulvio Perini, Comitato per la Difesa della Costituzione.

Perini da via al dibattito ponendo la seguente domanda al pubblico:

<<Chi ci comanda e in che modo lo fa?>>

Bisogna ricordarsi della Costituzione: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art 3 della Costituzione, comma 2.

Assistiamo da ormai vent’anni a provvedimenti governativi che vanno esattamente nella direzione opposta a quella sancita dalla Costituzione. Provvedimenti che colpiscono i lavoratori e, soprattutto, i giovani lavoratori che abbiano voglia di esercitare i propri diritti passivi: candidarsi, essere rappresentanti di lista, fare raccolta firme etc. Il dovere del cittadino alla partecipazione non solo non viene stimolato, ma quasi negato. Perini porta ad esempio, con un sorriso amaro, le parole di una giovane ragazza che alla domanda “Perché non fai la rappresentante di Lista” ha risposto “Ho un contratto a tempo determinato”.


Perché è necessario “Partecipare”?

Siamo in una fase di passaggio, di cambiamenti. Assistiamo da vent’anni alla distruzione della Costituzione. Da dopo la guerra avremmo dovuto guardare a un nuovo tipo di modello economico e sviluppo sostenibile dell’impresa, consci già del sovra-sfruttamento e dell’esaurimento delle risorse naturali come suolo, acqua, aria. Lo ha sostenuto Paul Krugman condannando la nostra ossessione per il mercato e una competitività sbagliata, portatrice solo di guerre economiche commerciali.

Adesso, la fonte di ricchezza primaria è “l’impresa”, anni fa era considerata “il lavoro”, ma come diceva Marx, ribelle a entrambe le asserzioni, “la vera ricchezza degli esseri umani è la natura”. Bisogna attuare una riscoperta dei valori fondamentali, il rapporto uomo-natura e l’idea di un’armonia sociale possibile. Bisogna lavorare anche di utopia. E soprattutto pensare di modificare la Costituzione mettendo al centro dell’interesse “la protezione dei beni comuni”, in vista dei cambiamenti che stanno travolgendo la nostra epoca e in modo da dare alle generazioni che verranno, una consapevolezza maggiore e la speranza di un futuro migliore. Al momento siamo solo cittadini/sudditi chiamati a dare consenso a chi ci governa, invece dovremmo sentirci forti nel prendere in mano la situazione, fare partecipazione costruttiva e critica, interessarci di ciò che ci circonda e valutarlo attentamente.

Mariangela Rosolen invece parte dal concetto storico di bene comune. Fino al ‘700 ancora non si aveva un’idea chiara di cosa si trattasse, poi in Inghilterra venne istituito il termine “Commons”. Si parla di tutte quelle risorse naturali non inquinate dal diritto di proprietà, e su cui la popolazione può esercitare il diritto di sfruttamento secondo determinate regole. Era una visione totalmente differente da quella che abbiamo adesso, e viene proprio da chiedersi se Pitagora avesse brevettato la tavola pitagorica e chiesto le royalty per il suo utilizzo, chissà se la matematica non si sarebbe evoluta diversamente.

La Rosolen a questo punto lascia spazio per citare l’Ostrom, studiosa statunitense dei beni comuni, che ha dimostrato l’esistenza di alternative sostenibili alla dicotomia Stato- Mercato, per evitare il sovra sfruttamento delle risorse collettive. La privatizzazione delle risorse naturali collettive non sempre è possibile, e in ogni caso non risolve il problema dell’esaurimento delle risorse.

“La Ostrom ha dimostrato infatti che le comunità, intese come l’insieme degli appropriatori e degli utilizzatori delle risorse collettive sono in grado ‘in certe condizioni’ di gestire essi stessi le risorse naturali in modo soddisfacente per se stessi e duraturo nel lungo periodo per le risorse. Per “certe condizioni”, Ostrom si riferisce alla conoscenza, alla fiducia e alla comunicazione tra i membri di una comunità; all’esistenza di sistemi di regole o istituzioni già consolidate sul territorio; e alla non interferenza di un’autorità esterna come lo Stato.” — www.ecologiapolitica.com

Bisogna inoltre ricordare che tale studiosa fu insignita del premio Nobel per l’economia nel 2009.

La Rosolen prosegue sostenendo l’arretratezza italiana nel campo delle istituzioni dei beni comuni. Non esiste, infatti, un alcun organo di protezione e controllo, solo durante il governo Prodi si stava selezionando una commissione apposita, che fallì nel momento in cui cadde il governo.

La gestione del bene comune “acqua”, sottolinea, deve essere partecipativo. Cinque anni fa al referendum per l’acqua pubblica del 2011 gli italiani votarono NO all’acqua come merce di profitto che genera utili, e SI all’acqua come bene comune. Eppure la Società SMAT (Società Metropolitana Acque Torino), società in attivo, pubblica, funzionante, eppure totalmente impregnata delle direttive del mercato, ha dichiarato nell’ultimo bilancio 100.000.000 di utile.

L’acqua smette di essere merce, nel momento in cui i cittadini si attivano per cambiare le cose. Bisogna informarsi, eleggere i propri rappresentati al governo con consapevolezza, avere una rappresentatività di valore. Diventa necessario smettere di non esprimersi, di non votare, di abdicare al voto. Siamo responsabili per le risorse naturali che sfruttiamo e come le sfruttiamo, siamo responsabili per le scelte che facciamo adesso per il futuro, siamo responsabili per la condivisione delle nostre esperienze comuni, per la modifica della Costituzione, partecipare attivamente, valorizzare i beni comuni.

 

Martina Patamia