Subito prima che Belgio e Italia scendessero in campo per la prima partita dell’Europeo 2016, su Lione si è abbattuto un vero e proprio nubifragio. Pioggia fittissima che, in precedenza al fischio di inizio, riempiva il campo. Pochi minuti prima di entrare ad assistere all’ultimo confronto pubblico tra i due candidati al ballottaggio del 19 giugno, invece, come spesso accade a Torino negli ultimi mesi, un vero e proprio acquazzone ha sorpreso la folla che aspettava in fila davanti al teatro Carignano. Da lì confusione generale con porte secondarie che si aprivano, gente sempre più stipata verso l’ingresso e toni che si scaldavano nei confronti dell’organizzazione che, senza aver pensato a un sistema di pre-filtraggio, faceva passare dieci persone alla volta riempiendo ogni posto disponibile dentro al teatro. Riusciamo a entrare per ultimi lasciando dietro di noi almeno cento persone visibilmente irritate: era stato promessa la diretta dal maxischermo, un po’ come quando gioca la Nazionale, ma la pioggia ha fatto saltare tutti i piani.

Veniamo messi in balconata laterale, il terzo anello del teatro, da cui si riescono solo a sentire le voci amplificate e i candidati si scorgono il lontananza: nonostante la lunghissima attesa siamo riusciti a entrare ad incontro già iniziato. La discussione verte sulle grandi opere e la TAV e la partita è già nel vivo. Il clima della vigilia, soprattutto su queste tematiche, è stato molto teso e si capisce sin da subito quale sarà la chiave tattica del confronto: da una parte l’esperienza del sindaco uscente, sempre pronto coi dati alla mano, abilissimo nelle risposte veloci e a suo agio quando a ospitarlo è un palcoscenico che calca da sempre; dall’altra l’entusiasmo della giovane candidata cinque stelle, le frasi ad effetto e la grinta di chi ha molto da dimostrare nonostante l’approvazione  sempre più convinta del pubblico e dei media.

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è il primo, inaspettato, affondo che Fassino lancia alla candidata grillina: un attacco diretto a quella piccola “debolezza” (rispetto all’elettorato di riferimento) che spesso è stata evocata durante la campagna ma che Appendino ha sempre saputo difendere a spada tratta. Una uscita inusuale per l’esponente PD che fa capire sin da subito come, almeno in quel confronto, non ci si sarebbe risparmiati da nessun punto di vista. È così che, dopo aver liquidato la Città della Salute come un’opera che sicuramente si farà, vengono messe in campo tutte le armi a sua disposizione, attaccando una Appendino troppo legata ai soliti slogan della campagna e non sempre in grado di controbattere allo stesso livello. Quando il discorso si sposta sul problema della povertà, più volte sottolineato da tutti i candidati di questa tornata elettorale, Fassino mette a segno l’ipotetico uno a zero che indirizza l’incontro dalla sua parte. Aiutato da un assist di Maurizio Molinari, direttore della Stampa che è sembrato a più riprese arbitro non proprio imparziale, viene tirata fuori la proposta di legge del Movimento per il reddito di cittadinanza: proposta che, casualmente, Fassino ha già in mano, pronta per essere demolita punto su punto. Ne vengono così sottolineati i difetti che, oltre a dei chiari limiti di sostenibilità finanziaria, vengono riconosciuti nella vaghezza della sua presentazione. Fassino ricorda infatti come questa proposta appaia molto differente rispetto a quella raccontata da Appendino, un provvedimento che risponda nel breve a chi si trova in difficoltà: sul disegno di legge depositato in Parlamento il reddito di cittadinanza viene presentato come potenzialmente universale.

Da lì in poi vera e propria bagarre con uno scambio di colpi e battute sempre più incalzante e un pubblico che con il passare dei minuti appare sempre più coinvolto e rumoroso. E se il 2 a 0 potrebbe arrivare dopo la chiusura indispettita di Appendino all’eventualità di far entrare nella sua squadra il sindaco uscente («Io la mia squadra già ce l’ho: quando ci presenterà la sua?») il tutto si chiude con veri e propri cori da stadio in cui i presenti si dividono quasi equamente tra i “Piero” e i “Chiara” subito dopo le dichiarazioni finali di voto.

Un po’ come in Belgio-Italia, nonostante quello che era successo negli appuntamenti precedenti, rimangono tutti sorpresi dal piglio avuto da Fassino. Un confronto vinto dal sindaco uscente con l’organizzazione tattica, l’esperienza e la capacità di gestire a meraviglia lo scontro dialettico quando il livello si alza e i palcoscenici diventano quelli più istituzionali. Dall’altra parte una Appendino che non molla mai ma che viene colpita sui suoi punti più deboli. L’impressione generale però è che le qualità rimangano e che l’esperienza possa essere ampiamente colmata da doti fuori dal comune. Nonostante la vittoria di lunedì degli Azzurri, infatti, nessuno ha mai messo in dubbio che il Belgio possa vincere gli Europei.