Via Talucchi 2, l’appuntamento con Chiara Appendino è alle 15.00, ma ad aprirci la porta del quartier generale a 5 Stelle è la signora Margherita «dicono tutti che del movimento facciano parte solo i giovani». Ride, fiera che la sua presenza smentisca le aspettative.

Chiara arriva trafelata, preceduta da due del suo staff. Dividersi tra l’impegno politico e familiare le costa 10 minuti di ritardo, per i quali si scusa prontamente.

Appena seduta è già un fiume di parole. Il fatto di definirsi sindaca non è una rivendicazione femminista e nemmeno una pignoleria grammaticale, ma un’alternativa volta al progresso: «La scelta è nata da un pranzo che ho fatto con le mie due nonne di 90 anni e mio nipote che ne ha 10. Le due nonne hanno detto “Si dice sindaco, assolutamente”, mio nipote invece le ha correte dicendo “si dice sindaca. Me l’hanno insegnato a scuola”. Guardando al futuro ho pensato che Sindaca fosse la parola giusta». Lontana dalle rivendicazioni di principio ci spiega che «la scelta degli assessori deriva da un processo che è inclusivo, non sono necessarie le quote rosa. Sono convinta che ci sarà parità di genere in giunta».

Nel giorno successivo all’approvazione alla Camera della legge sulle unioni civili, le chiediamo un commento riguardo l’astensione dei 5 Stelle. «Il percorso della Cirinnà è stato ostacolato  da tutta una serie di elementi oltre a diverse forze politiche. Io credo che questa legge sia un passo avanti ma che ci sia ancora molto da fare». E’ decisa, al di là della strategia politica adottata dal Movimento. «Per quanto riguarda Torino noi abbiamo proposto di realizzare una forma di co-housing per famiglie LGBT, in uno spazio dedicato che il comune di Torino metterebbe a disposizione».

Chiara sembra essere concreta e più forte del movimento che l’accompagna, anche se lei modestamente smentisce «Io sono solo una delle tante anime del M5S».

Riguardo al controverso tema della Cavallerizza Reale, per la quale è già pronto un masterplan appoggiato da Piero Fassino dice: «Dalle prime impressioni non mi sembra che sia sufficiente a garantire la sua vocazione culturale a 360 gradi. Faremo a breve una controproposta». Precisa che «il percorso partecipato non è stato portato avanti per come doveva essere, è stato una delusione», e tirando in ballo il Torino Jazz Festival, al quale si era opposta apertamente, sottolinea che parlando di cultura dobbiamo ragionare su binari diversi: in alcuni casi è necessario evitare le spese fine a se stesse, in altri servono investimenti a lungo termine per cui valga la pena un impegno economico costante.

Infine sorge spontaneo il paragone con un’altra candidata sindaca neo mamma: Giorgia Meloni, che si è autodefinita Lupa che allatta. Chiara non ha fatto del suo doppio ruolo uno slogan, ma ha affrontato i primi due mesi di campagna elettorale con il pancione. «Sono due cose che si possono fare insieme. Bisogna organizzarsi, ma una stimola l’altra».

Il suo prossimo appuntamento? Si metterà in gioco con scaripini e calzettoni su un campo da calcetto Per quanto riguarda il ruolo si è mostrata versatile: «Essendo ambidestra, gioco sia a destra che a sinistra, ma vedremo. La cosa che proprio non mi piace è stare in porta».

Grazia Tomassetti e Carolina Orlandi